mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale...Merry Christmas



Fidarsi e affidarsi al disegno di Dio sulla nostra vita
Lasciare che il nostro cuore si commuova
Accettare il bisogno di Dio
Trovare il coraggio di pregare.
Buon Natale

Trust and rely on God's project on our life
Let ourselves be moved
Accept the need of God
Find the courage to pray
Merry Christmas



lunedì 16 dicembre 2013

Luci di Natale


Abbiamo davvero bisogno di andare più veloci? 

E di guadagnare di più?
Di cosa ha davvero bisogno il mondo?


E' arrivato il natale su Via Merulana: farfalle illuminate solo di notte. Si guarda in faccia il buio, oltre le luci, anche se fa paura, anche se fa paura capire di esserne parte. Serate up and down su musica anni '80 guardando Barberini dall'alto, un occhio al burlesque un altro interiore, pensando ai sogni che mancano.Sotto l'albero una lista di desideri che parla di dubbi compresi e perdoni accettati, di luci vicine e bui interiori. Ci si arrabatta tra chi sostiene che quello che sei non è mai abbastanza, chi esorta a stringere i denti e una vocina interiore che ricorda che solo tu potrai dar forma alla TUA felicità.


E cosa vuol dire, poi, felicità?

C'è chi la trova in un fazzoletto a pois, chi in un paio di orecchini a forma di fungo, chi in un giglio sul comodino. C'è chi sarebbe felice potendosi abbonare in palestra, chi comprando un nuovo mobile senza doverlo lasciare al prossimo trasloco.


"L'impresa sociale permette a ciascuno di ridisegnare una parte del mondo: non richiede un educazione d'élite; richiede uno zaino da trekking. Nasce dall’esperienza diretta dei problemi, dal fare troppo domande, dall’osservare col bisogno di capire. Gli imprenditori sociali sono persone che non possono restare a guardare altri soffrire, che non possono accettare che altri perdano possibilità che dovrebbero avere” (1)

…Quanto vale la felicità?

(1)David Bornstein, “How to Change the world”
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Do we need to go faster?

Do we need to gain more?
What the world really needs?


Christmas lights on via Merulana, evenings up and down on 80s music, watching Barberini’s fountain from the above, a glimpse at the burlesque show and a glance at the dreams that are missing. Under the Christmas tree a wish list that reminds of doubts and forgiveness accepted, of intimate lights and inner dark.
In the meantime we struggle between those who told us that we are never never enough , those who urges us to carry on and that inner voice that shouts out that we are the only ones that can shape our happiness.
But, what’s happiness?
There are some who find it in a polka dot handkerchief, others who discover it in a mushroom shaped pair of earrings or in lily on their cabinet.
There are those who would be happy knowing that they can subscribe to the gym, or finding out that they can buy a piece of furniture without having to sell it at the next moving.

“Social entrepreneurship is about realizing the capacity within each person to reshape a part of the world. It doesn't require elite education: it requires a backpack. It comes from first hand engagement with the world, from asking lots of questions and observing with a deep caring to understand. Social entrepreneurs are people that cannot stand to watch others suffer, people that cannot stand to others missing opportunities they should have” (1)

How much is happiness worth?

(1)David Bornstein, “How to Change the world” https://www.ashoka.org/


mercoledì 11 dicembre 2013

Ricordi...Volontariato a Calcutta


Mi erano state dette tante cose prima di partire: che sarebbe stata dura, che sarebbe stato difficile, che non avrei retto lo sforzo, la diversità culturale, lo sporco, il traffico, la povertà. Mi era stato detto che Calcutta sarebbe stata "un pugno nello stomaco", che avrei solo voluto prendere il primo aereo per tornare a casa.
Nei primi due giorni ho pianto, cercando rifugio contro il rumore senza sosta, contro la povertà incomprensibile di chi vive per strada, contro le capre, le mucche, la sporcizia, la gente che fa pipì agli angoli delle strade.
Volontariato a Calcutta: un viaggio interiore

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I was told so so many things before leaving: that it would be tough and difficult, that I wouln't be able to bear the strain, the cultural diversity, the dirt, the traffic and poverty. I was told that Calcutta would have been a "punch in my stomach," that I would only want to take the first plane back home.



lunedì 9 dicembre 2013

Freedom





Grasse, alte, formose, tatuate, magre: ammiccano dietro un vetro, spogliando con lo sguardo chi passa davanti alla chiesa vecchia.
Dicono che libertà significhi far corrispondere i desideri alle possibilità: a Amsterdam la libertà si ricerca nel centro, tra locali a luci rosse, coffee shops e negozi di vibratori, o vivendo sul fiume, una barca per casa muovendosi con la corrente. Oppure, c'è chi la libertà la trova nella possibilità di costruirsi sicurezze, in bici senza paura, tra tandem e semafori pedonali, due bambini nel portaoggetti di fronte, senza casco, senza paura.
Amsterdam, 8 Dicembre, tra luci, alberi di Natale, freddo e boutiques: quanto costa la libertà?
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Fat, tall, curvy, tattooed, skinny: behind the glass they wink at people passing in front of the old church.
It is said that freedom means matching desires to possibilities: in Amsterdam you can look for freedom in the city centre, wondering in the red light district, among coffee shops and vibrators sellers, or going for a boat house on the river, floating with the current. Also, there are those who find freedom in the possibility of creating their safety, biking around the city with their children in the front compartment, without a helmet, without fear.
Amsterdam December 8, 2013, among colourful lights and christmas trees.

Is freedom free? 






lunedì 2 dicembre 2013

Dare o Ricevere?



Venerdì sera con le Idi di Marzo: un viaggio nella campagna elettorale di un presidente statunitense, tra etica e politica, nel dubbio delle personali responsabilità nelle scelte. Sullo sfondo discorsi tra dottorati e lavori part-time, disoccupazione o università a numero chiuso: sarà davvero il paradiso l’ America?
E poi Mercatini di natale in un weekend a Milano, di sole, post neve. Giri tra Imaginarium e la Città del sole, pensando agli altri, immaginando cosa li renderà felici. E poi giro da Tiger tra carte di natale, matite, gomme e lampade a pois, ricordandosi quanto è bello tornare bambini.
Roulotte di criceti o una macchinetta per mega bolle di natale?
C'è più gioia nel dare o nel ricevere?

Friday night with the Ides of March: a journey into the election campaign of a U.S. President, between ethics and politics, wondering on the meaning of personal responsibility and choices. After that, conversations on phds and part-time jobs, unemployment and public universities: Are the States a real heaven?
And then a weekend in Milan, between sun, snow and Christmas Markets. A tour in the shops Imaginarium and the City of the sun, thinking of what will make our friends happy. And then a walk inside Tiger between christmas cards, pencils, erasers and lamps with polka dots, remembering how nice it is to return children.
Toy Caravans or a machine for x large bubbles?

Is there more joy in giving or receiving?

mercoledì 27 novembre 2013

Unfrequently Asked Questions



Non siate timidi e rispondete!!(Esiste anche l'opzione "risposta anonima!)
1) I film/ libri più bello che abbiate mai visto/letto?
2) Tre cose che vi rendono felici.
(La redazione consiglia una scelta tra: nutella, un regalo inaspettato, una birra al momento opportuno, un amico che vi raggiunge dall altra parte della città perché sa che avete bisogno di parlare, un abbraccio, un gatto).
3)Se doveste scegliere una musica per la vostra vita, quale scegliereste?
4)Il regalo più bello che abbiate mai ricevuto
5) La frase più bella e/o quella a cui siete affezionati
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Unfrequently asked questions

Don't be shy and answer: 
1) the best movie ever watched/ book eve read
2) three things that make you happy (our favorites are: Nutella, an unexpected gift, a beer when needed, a friend that comes to support you in a bad moment, a hug, a cat)
3) if you had to choose a music for your life, which song would you go for?
4) the best gift you ever received
5) your favorite quote



martedì 19 novembre 2013

Let's run away




2 AM, sabato, Chelsea.

Keyra viene dalla Nigeria, lavora a Londra da cinque mesi: pulisce i bagni di un club, combattendo con ragazze che il sabato sfogano nell’ alcool la rabbia di ore e ore di overworking.
Non ne può più ma non ha altra scelta.
"Sono venuta qui per mettere da parte soldi ma spero di tornare presto nel mio paese: laggiù tutto va bene, solo l'economia non va".
Londra e' bella, affascinante sotto le luci di Natale di Carnaby Street, illusoria nelle musiche di Oxford Circus. Ti chiede l'anima, Londra, vendendola nelle costose boutique di Christopher Place, e ti lascia vuota dopo due cocktail e un paio di shots.

"Ci ho pensato tanto alle volte in cui mi sono mancati dei punti di riferimento, a tutte le volte in cui mi sono sentita persa, una piccola bambina sperduta. E ho scoperto quanto fa male elemosinare l' affetto, quanto vuoto resta quando chi credevi importante se ne va. Ma, se qualcosa ci è stato tolto, tanto anche ci è stato dato…..Ma non sappiamo mai per quanto"
Mi ha guardata e ha sorriso, Keyra.

"Goodnight Darling, take care".
E ha continuato così, col prossimo bagno.
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2 AM , Saturday , Chelsea.

Keyra comes from Nigeria, she has been working in London for five months, cleaning the toilets of a club, fighting with girls drunken on Saturday nights, the weekdays of overworking to forget. Keyra doesn’t like here but she had no choice.
" I came here to put money aside but I hope to return home soon. Everything is fine in my country, it’s just the economy that is bad. I want to come back as soon as possible”.
London is beautiful, charming under the Christmas lights of Carnaby Street, magic in the music of Oxford Circus. London asks for your soul , selling it in the unique boutiques of Christopher Place, and leaves you empty after two cocktails and a couple of shots .

"I thought of home every time I miss my points of reference, all the times I feel lost, looking for my place. In these months I' ve discovered how much it hurts to beg love and the void that remains when important people fade away. But, if something is missing, a lot has been given to me. But I don’t know how long it will last.

She looked at me and smiled.

" Goodnight Darling , take care" .
And she turned to the next bathroom.

lunedì 11 novembre 2013

Londra- Wake me up


"All this time I was finding myself, 
but I didn't know I was lost" (1)
Dicono che certe città parlino al cuore, e che altre ti mettano al muro, strappandoti tutte le parole. 



Mi ha sempre fatto uno strano effetto, Londra. 
Come quando bevi dal calice amaro della catarsi e non sai se reggerai l'urto,se sarà purificatore o ti farà a pezzetti, tagliata a lamelle dal ritmo delle partenze.
Londra ti scuote, ti risveglia martellandoti con una pioggerellina battente, e poi ti mette alla prova con quel suo cielo grigio che non lascia posto per le soddisfazioni facili e le gioie passeggere. Apre la mente, Londra, con quell'innegabile slancio delle situazioni che obbligano a cercare oltre una via d'uscita, fosse pure con la fantasia. Dicono che ci si venga per fare carriera: un paio d'anni senza vita, quindici ore di lavoro al giorno senza spazio per nient'altro, nemmeno nel weekend, da passare al desk o prosciugando anima e portafoglio in qualche club.
Si può scegliere di dimenticare se stessi, a Londra, o di fare i conti con le occasioni,tra gli young professionals fuggiti da quei paesi di cui dovrebbero essere il futuro. A Londra si arriva per perdersi, o ritrovarsi, sperando che qualcuno ci svegli al momento opportuno. Perché è solo fermando il movimento che si capisce dove andare, che si scopre quello a cui si tiene di più.
"Dont worry Camerun, we will stop the recession" si legge in metropolitana.
Ci sveglieremo, un giorno.
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"All this time I was finding myself , 
but I did not know I was lost"  (1)

Certain cities seem to have the power to speak to our hearts, while others put you in the corner, London has always had a strange effect on me. Like a bitter sip of medicine, either healing through its strength or weakening for its strong consequences. London shakes you, awakening with its pouring rain, challenging with its gray sky that leaves no place for easy satisfactions. It opens the mind, with its undeniable momentum, forcing you to seek more than a way out, at least with your fantasy. So many are those who come here pursuing their career, choosing to spend a couple of years away from real life. Each day, they spend fifteen hours working. Nothing else, not even during the weekends, in front of the desk or draining their soul and wallet in a posh Chelsea’s club.
In London you can choose to forget yourself, or to deal with opportunities, hidden among young professionals who fled from countries that should be their future. You can come here to get lost, or to look for yourself, hoping that someone will wake up at the right moment. Cos it’s only stopping the movement that you can understand where to go, and what you really care about.
" Don’t worry Cameron , we will stop the recession" It’s written in the subway .
We'll wake up, one day.


1 Avicii "wake me up" 

lunedì 4 novembre 2013

Novembre


"Io non lo so dove vanno i morti. Ma so dove restano"
Weekend lungo dei morti, "tra temperature estive, ultimo sole, viaggi e gite fuori porta", dicono i telegiornali. 
Ma c'è anche aria d' autunno, tra colori forti, castagne e ricordi.
Ieri ho visto "Viaggio a Kandahar" e ho pensato alle mine, alla speranza e alla ditta Augusta, alla noncuranza di chi vive in una piccola fetta di mondo serena.
"Se i muri sono alti, il cielo lo sarà sempre di più' ", e "se un giorno ti chiuderanno in prigione, tu chiudi gli occhi e fuggi via lontano"
Certe persone riempiono la nostra vita con la loro assenza.
O forse ci spingono, ci spingeranno sempre, a guardare in alto.

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"I don't know where deads go, but I know where they remain.
Long weekend of holidays, "last chance of sun, short trip and seaside walks" the news say.
But also, that's autumn time, with strong colours and persistent memories.
I saw "Jouney to Kandahar" yesterday. And I thought about mine, war and about the Italian company "Augusta". And I thought of this serene piece of world far from there.
"If walls are high, the sky will always be higher.
And if one day you'll find yourself in a prison, close your eyes and escape".
Some people fill our lives with their absence.
And they will always srive us to think higher.


martedì 29 ottobre 2013

Couchsurfing in San Francisco


Così mi ero ritrovata in un appartamento nel bàrrio spagnolo di Mission, sul tetto di una casa colorata a guardare l’oceano, contemplando San Francisco dal parcoDolores, prima di pedalare sul Golden Bridge e fuggire ad Alcatraz dopo un gelato alFishermen’s Wharf. Mancava la decappottabile perché tutto assomigliasse a un sogno"
Travel memories: couchsurfing in San Francisco


lunedì 28 ottobre 2013

Felicità d'autunno



Ad aspettarmi, quest anno, cornetto alla nutella con candelina, e la gioia di sapere che certe persone ci saranno sempre, dovunque sarò. A ventisei anni ho finalmente capito una parabola, che parla di un figlio e di una pecorella smarrita, e ho sentito la misericordia delle cose semplici, dei sentimenti forti e puri, oltre il rumore delle parole e il bombardamento di messaggi di questi giorni.
E' quasi autunno a Villa Borghese.
Nel parco famiglie e la pace delle domeniche, a giocare a pallone in Italia, come a football a DC: certe cose sempre le stesse. Così io mi domando come sto passando le mie giornate e per cosa ne valga la pena: soldi o apprendimento, valori o abdicazione, carriera o relazioni. Spesso mi arrabbio per cose che non ho, e una parte sa che solo io potrò scegliere di essere contenta.
Oggi è arrivata una signora al lavoro, aveva una piantina, per me.

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martedì 22 ottobre 2013

Roma Benevento in un'ottobrata romana



Via Veneto, i suoi alberi e le sue luci: l'Hard Rock, il Café de Rome e quello di Paris, i turisti americani a mangiarsi il tiramisu' alle 1930. Concerti improvvisati e prime al Barberini, l'opera poco distante, in questo sabato di partite e di allerta contro le manifestazioni del weekend.
Treno verso Benevento a trovare una quasi sorella: dal binario 20 bis, "(un chilometro) oltre il termine del binario" quattro vagoni per 250 persone, un terzo in piedi, i 23 gradi delle ottobrate romane senza aria condizionata, un carico di borsoni verso il sud. Niente iPad ne' iPhone, tutti coi vecchi Nokia in uno zoo di suonerie: l'altra faccia dell'Italia del mezzogiorno.
Chiacchierate esistenziali davanti all'Arco di traiano, caffè alla nocciola sparlando di avventure presenti e passate, una passeggiata lenta di confessioni nel quartiere medievale.
In quale parte del mondo adesso?
Ci credi ancora al cambiamento?
Ti sostiene davvero la fede?
Pranzo domenicale tra spaghetti allo speck, carne alla brace e castagne, chiedendomi che vuol dire "per sempre" e ringraziando perché certe cose non cambieranno mai...

martedì 15 ottobre 2013

Italia




E’ quasi notte.
Villa Borghese, quasi deserta.
In punta di piedi, sporgendosi oltre le grate, oltre il giardino di lavanda, oltre la fontana con i tritoni, lei: Proserpina, sotto i soffitti immensi della Galleria.
Chissà che tempi avranno visto questi artisti, chissà se anche loro si scontrarono con la crisi, la paura della modernità, chissà se anche il Canova lottò contro chi lo chiamava visionario. In questa Italia schiava della crisi, che dietro la crisi troppo spesso si nasconde, ho avuto la fortuna di trovare un lavoro, ben retribuito, in un quartiere bellissimo di Roma. Ho trovato una vera casa, parquet, divano, cortile e pochi rumori: un miracolo. La sera mi concedo Villa borghese e ai Fori arrivo a piedi, dimentica dei ritardi degli autobus.
Un mese e mezzo dopo il ritorno dagli States la domanda spontanea è: "Cosa ti manca?"
Mi vengono in mente tre parole: idee, giovani e imprenditorialità: la speranza nelle nuove idee per sconfiggere la crisi, la fiducia nei giovani, valutati e apprezzati in virtù della loro intraprendenza, l'imprenditorialità come paradigma di vita. Osservando San Pietro in lontananza mi domando cosa manca, cosa mi manca in questa terra: se mi lascerò cambiare o proverò a cambiarla io.

lunedì 7 ottobre 2013

Vola solo chi osa farlo


"Our time is limited, so we don t have to waste it living somebody else life. 
We cannot let dogmas put us in a cage, we cannot live following somebody else thoughts.
We cannot let the noise of other people' s thoughts hide our inner voice. 
And, mostly, we need to follow our heart and our intuition: somehow they know what we really want to become. Everything else doesn't count"    - Steve Jobs-


Ora che sento finalmente i telegiornali italiani parlare dell'Africa, per un emergenza, accorgendosi distratti, dopo anni, che e' un continente dilaniato e in guerra, penso a quegli immigrati cari a nessuno, e penso anche a me è ai miei coetanei, ai tanti di noi che se ne sono andati a cercare una futuro altrove, e a chi è rimasto e pensa ad un ipotetica pensione e al mutuo per la futura casa...
E penso che io mi sentirò sempre diversa.

"Se preferite la libertà alla sicurezza economica, se vi troverete sempre meglio in un monolocale piuttosto che in un loft, non è correndo come pazzi che troverete la gioia. Assicuratevi che ai vostri desideri corrispondano le necessità, e vi accorgerete di non pensar più al Rockfeller Center"

L ho ricopiata in ogni mia agenda, da quattro anni a questa parte, questa frase. E con questo spirito ho puntato i piedi per il Viaggio in Costa d Avorio, per i tre mesi nel lago sperduto nelle montagne della Bolivia, per il cammino in Medio Oriente e per il viaggio interiore a Calcutta. Ho sempre adorato la libertà di un bagaglio leggero, del poter partire portando nel cuore quello che più conta. Detesto le valigie, ma forse il mio e un odi et amo, e forse, come mi disse un giorno mia mamma, felice davvero non lo sarò mai. O meglio, come mi ha detto un amica " sempre avrò in mente un sogno".

"Vola solo chi osa farlo"...Mi disse un giorno qualcuno.

lunedì 30 settembre 2013

Qualcosa sta cambiando



Raccontare casa guardandola dal di fuori, testimoni parziali di pezzetti di realtà soggettiva, riscoprendo luoghi conosciuti, con umiltà. In quest’ autunno romano che ha il sapore dell' estate, si vaga tra nuovi bar e vecchie gelaterie, con le bici elettriche e un barlume di bike sharing che rinasce a Villa Borghese, tra go-cart, tandem e pattini a noleggio. Blogs, ispirazioni e racconti al festival della letteratura di viaggio a Villa Celimontana, continuando un percorso dentro se stessi cominciato tanto tempo fa. E cambiare prospettiva su questa Italia, serva straniera, che scopre pian piano il Wi-fi e prova gli books per i tutorials di cucina, guardando da lontano i libri a cui tanto è' affezionata. E la politica estera come argomento di nicchia, le otto ore giornaliere senza un minuto di più, la mancanza di soldi contro il potere delle idee, in questa appassionata terra di mezzo, dimentica del futuro nel fascino del Colosseo.
Cambierà? Cambieremo?

domenica 22 settembre 2013

Cambiamenti


Avrei dovuto prendere un aereo oggi.
Sarei dovuta volare a Ginevra per un tirocinio prestigioso, ma non retribuito.
Avrei dovuto preparare le valige, 20 kg per i prossimi tre mesi.
E invece no.
E invece, dopo mille cambi di destinazione, dopo la ricerca casa a Washington, New York, Torino e Ginevra, si cambia rotta, ancora una volta. Dimostrando a tutti, soprattutto a me stessa, che si può, si deve poter cambiare.
Roma, di nuovo. Anche se ormai mi sono convertita all’ipad, penso spesso in inglese e non so come farò senza piste ciclabili.

Nell'ultima settimana ho realizzato molte delle cose che da tempo ingigantivano la mia to do list: Ho rinunciato ad ogni idea di master e mi sono iscritta a un corso da reporter, ho creato un altro blog di consigli di viaggio ( http://traveleasyguides.blogspot.it/), ho trovato il coraggio di mettere ordine nei bagagli (fisici e mentali) di nove mesi altrove, ho riaperto diari, cominciato seriamente a scrivere, e finalmente, ho creato il sito del lavoro dei miei sogni (http://www.nataliapazzaglia.com/)
Dicono che sia il caso, il destino, e che certe volte è bene tornare.
Un anno e mezzo fa avrei pagato oro per restare in Italia; negli ultimi due mesi ho tentato disperatamente di fermarmi a Dc. Sono tornata, pensando di riprendere un aereo nel giro di dieci giorni: prima verso Washington, poi destinazione Ginevra.
E invece lunedì si comincia a Roma.
Quando un paio di persone mi han detto che ho le idee molto chiare sul futuro, ho sorriso.
Se sapessero tutto quello che c'è dietro...


martedì 17 settembre 2013

That's America



“Goodmorning everybody!”
Autisti che urlano tra megabicchieri di cocacola, Waffle house, Kfc, Subways e Mac Donald’s.
Il discorso di Obama per osservare l’America: un presidente come un simbolo, una speranza collettiva, un modo per sentirsi uniti.
 “Life, Liberty, Pursuit of Happiness: we will seize it as long as we seize it together”.

Obama sorride all’America, a questa America della gente di colore rivestita di spillette, cappelli, magneti di Lui, l’America dell’alta società del jet set di Washington, in doppiopetto e tacchi a spillo dentro la borsa a mano. l’America degli young professionals di Capitol Hill, degli Ispanici di Columbia Heights, dei cinesi della 8th, degli Europei di Dupont Circle, dei festaioli di U street. l’America sfacciata a fare i conti col liberal market, i problemi dell’health care e delle Università, l’America delle strade accessibili e delle possibilità, dei sogni e della semi libertà.

Questa America riflessa nelle strade di Washington, nella città del networking e delle lobby che contano, delle feste fino al mattino e dei silenzi dei fine settimana, delle skypecalls col wifi everywhere e dei negozi 24/7.  L’allegria soddisfatta del venerdì, tra saluti in francese e ordini in inglese, hablando spagnolo in questa città international. Due moijito e un giro in bikesharing, prima di parlare di democrazia con perfetti sconosciuti, glorificando il potere del marketing e la forza del networking. Nella città della Casa Bianca e dei centri di potere, dei bar gay e dei locali trendy, dei caffè simil bohemien e dei second-hand stores. La Washington di Adams Morgan e della sua musica fino al mattino, del Diner e del Coupe e dei loro tavolini all’aperto, di Perry’s e della sua terrazza sulla città, luci di Natale in un tramonto d’estate. Washington della Howard University e delle sue guglie bianche sul Caribe, delle feste latinoamericane di Mezze, dei BBQ a Georgetown e dei Ladies Nights al Centro de F. Città di transizione e di scelte di vita, di conoscenze superficiali e indimenticabili compagni di viaggi, di chi balla a notte fonda per strapparti un bacio e di chi riaccompagna a casa in silenzio, ascoltando un arrivederci.
"Piccoli pezzetti di cuore seminati nel mondo", in the pursuit of happiness in una terra straniera.


Cartoline dal Medio Oriente

                                                                                         
 Damasco, Syria 2009

Ha il profumo dei ricordi il racconto di questo viaggio, l’odore intenso di caffè arabi, scuri e zuccherini, il sapore dolceamaro di dolcetti ebraici comprati per strada, la consistenza fluida di tante  docce fredde, unico ristoro in questa torrida fine estate.
Messe maronite, moschee e zanzare. Bicchieri d’acqua offerti per strada da perfetti sconosciuti, quattro chiacchiere sul bordo della strada, e notti insonni passate a raccontarsi le proprie vite, sul tetto dell’albergo, la città che si sveglia pian piano.
Bambini, e adulti che ritornano bambini: scoprire la felicità dentro il disegno di un origami. 
Non serve andare in capo al mondo per toccare il cielo: Gerusalemme è già qui. 

É qui con le sue mura e le sue porte, il suo suq e le sue strette vie, le sue chiese e le sue moschee, il suono delle campane cristiane che si fonde con quello dei canti ebraici, mescolandosi agli odori di spezie che arrivano dalle botteghe vicino alla Porta di Damasco. 
Muro del pianto e moschea di Al Aqsa, Santo Sepolcro e Basilica di San Giorgio, carne di tartaruga e succhi di melograno, fucili giocattolo e cardellini, soldati bambini e nostalgia di Dio.
Cosa manca al mosaico che costituisce le fondamenta di questa città?

Questa città ti prende l’anima, l’ammalia, la cattura, la sconvolge prima di ridurla a brandelli, lasciandola preda di infiniti pensieri e domande senza risposta. Si sente il dolore, lo sconforto, la rabbia per un Dio che non c’è, che non si fa trovare dalle mille voci che in tutte le lingue lo chiamano da ogni lato della città. E’nascosto e ignorato, il Dio delle consolazioni, sommerso nel mare di tensione che invade queste mura.
Che terra strana questa, in cui anche all’interno dello stesso tempio si continua a fare a gara a chi fa la voce più grossa, dove in una messa al Santo Sepolcro il latino del rito cattolico sembra non poter convivere con il greco dei preti ortodossi.

E poi…Il muro.
Tragitto da Gerusalemme a Betlemme: una decina di chilometri che ti scuotono dentro.
Lo senti, il muro, lo guardi innalzarsi senza capire, ma percependo il mare differenze e di incomprensioni che separa questi due popoli. 
E’venerdì sera: una folla indescrivibile si riversa nelle strade strettissime della città vecchia.
E’quasi finito il tempo del digiuno: le botteghe che vendono dolci al miele si riempiono dei tanti arabi che aspettano con gioia che il sole tramonti su questo ventesimo giorno di Ramadan. 
Dall’altra parte della città, frotte di ebrei confluiscono verso il muro del pianto per la preghiera della sera: tutto è pronto per lo Shabbat.
Bambini israeliani e palestinesi giocano per strada con luminosi fucili giocattolo: dove sono le bolle di sapone ed i palloni che rallegrano i bambini in tanti altri angoli del mondo?
Tornano in mente, allora, le parole di Amos Oz, che descrive gli uomini come isole circondate da acque nere, ma collegate ad altre isole: “E allora tu non domandare: che sono proprio fatti veri?” diceva lo scrittore, “Domanda a te stesso, piuttosto, delle cose tue. Quanto alla risposta, puoi serbarla tutta per te”.


domenica 15 settembre 2013

Traveleasyguides

                                                                  Rabbit Island, Cambodia


Dopo qualche annetto di viaggi ho deciso di cominciare un blog dove condividere tutte i siti e le informazioni che ho su come viaggiare per il mondo senza spendere una fortuna.

Così a viaggi interiori, il mio blog di ispirazioni di viaggio, si affianca Traveleasyguides, un nuovo blog pieno di utili informazioni e tips di viaggio!http://traveleasyguides.blogspot.it/


....

After some years of travelling I decided to share my knowledge of tips about low cost, unique travels around the world. So now, without forgetting Viaggi interiori, my blog of travel writing and inspiration a new blog full of useful travel tips is born! Traveleasyguides: http://traveleasyguides.blogspot.it/



domenica 8 settembre 2013

Nasceranno le idee


                                            ©Natalia Pazzaglia  


Si torna a casa, dopo nove mesi negli States, a malincuore, guardando la cara vecchia Italia in vetrina, e dicendosi che è solo oltreoceano che nascono le idee, solo oltreoceano prende forma l' imprenditorialità, si industriano i giovani, trovando il coraggio di osare con soluzioni alternative. Così lasci tutto, molli controvoglia la terra dei grandi sogni, e ti dici "non riuscirò a combinare niente in Italia, in questo mio bel paese languido e struggente, dove "si cambia perché tutto resti come prima".
E invece poi ti rendi conto che la crisi non è poi così nera, che i disoccupati sono tanti ma inventarsi un lavoro si può. Ti guardi intorno, parlando di nuovo, dopo tanti mesi, la tua lingua, e ti senti felice per la creatività di tanti tuoi amici, compagni di avventure che hanno trovato il coraggio di crearsela, la propria storia.
C'e' chi lo fa mettendo il cuore nella fotografia, immortalando l'invisibile agli occhi, con una laurea in lettere e il coraggio di investire in un sogno (http://www.giuliavenanzi.com/), 
chi creando una scuola di lingua, combattendo l'instabilità dei tempi e resistendo all'indolenza al cambiamento (http://iloveitschool.com/en/), chi si dà corpo e anima alla danza, all' archittetura e alla moda (http://www.antheafashion.com/) e chi si reinventa, insegnando ad una figlia che non è mai troppo tardi per inseguire le proprie passioni... https://www.facebook.com/biennale.ricamoemerletto.
E quella figlia allora scopre che l'imprenditorialità sociale esiste anche qui (http://socialinnovation.sodalitas.it/), che basta cercare per trovare le idee, e che non è vero che l'innovazione è solo e soltanto firmata Us.

Così ecco questi giorni in riva al lago, questo lago sconosciuto ai più, come tutte le cose preziose (http://www.lagodibolsena.org/). Con i mente i viaggi, la scrittura, il giornalismo, il turismo per la cooperazione internazionale e sotto braccio un paio di libri su come comprendere me stessa per cambiare il mondo. Che forse è proprio fermandosi un pò' che nasceranno le idee, e pian piano le metteremo in pratica...


domenica 1 settembre 2013

Grazie

                                                                                 Washington, DC


Viaggi per ritrovare il tuo futuro?”
-Italo Calvino- “Le Città Invisibili”

Monaci in cammino, e foto, e disegni, e ricordi: di cose, luoghi e persone.
A casa, al sicuro da ogni turbolenza esistenziale.
Forse, o forse no.
Cosa rende un luogo la nostra casa, cambiandone i contorni e adattandolo ai nostri sentimenti, permettendogli di vincere le nostre paure e le nostre solitudini?

E allora ecco il mio grazie a Emma, Mika, Euge, Dimitra, Agot, Francesca, Nathalia, Ligia, Xoan, and a tutti quelli che sono rimasti qui: Sofia, Piera, Giulia, Ele, Damiano,  Francesca, Maria Chiara, Benedetta. Per tutti quelli che mi hanno seguito in tutte le mie mutevoli scelte di vita e hanno supportato i miei folli piani di lavoro ( e di battaglia), ascoltando senza giudicare, consigliandomi senza provare a farmi cambiare idea. Per tutti quelli che son riusciti a farmi capire quello che voglio dopo due tequila o confortandomi con una birra e un divano. Per tutti quelli che mi hanno ascoltato per ore parlare dei miei pazzi progetti di viaggio e hanno cercato di seguirmi nei mie labirinti esistenziali. Per tutti quelli che mi hanno ricordato di non lasciarmi mai abbattere dalle difficoltà, incoraggiandomi con le loro parole e facendomi felice con un pezzo di torta.
Mi avete fatto capire chi sono e dove voglio andare.
Avete reso anonimi punti su una mappa geografica diventare le città invisibili del mio cuore.
Oltreoceano o quaggiù, sarete sempre la mia casa, dovunque una maledetta application o il mio spirito di avventura mi porterà. Quello che, di buono o di cattivo, ne sarà di me sarà sempre anche un po’ colpa vostra
Grazie, con tutto il cuore.


domenica 25 agosto 2013

Catarsi



"Ma a te cosa piace fare davvero?"
La voce di un amico un paio di settimane fa, dopo due tequila e una lunga chiacchierata esistenziale.
Risuona.
Risuona dentro, assieme alle parole di Melissa, che stasera mi ha detto: “Porta pepsi via con te: ti farà compagnia".

Una settimana di vagabondaggi tra gli uffici dello State Department e dell’immigrazione, sentendomi persa, sentendomi inutile, oscillando tra l’incredulità per le complicazioni dell’essere straniero e la riconoscenza verso tutti quelli che, di qualunque paese sia il tuo passaporto, continuano ad aiutarti, chi con una traduzione, chi con un nome da cui recarti, chi con un semplice sorriso.
Una settimana di pensieri, come se non finissero mai, di riflessioni e attese, e spiegazioni contro la corrente, decifrando i segnali che virano oltreoceano.

Melissa ha sei anni, è una delle due bambine a cui faccio da babysitter; Pepsi è il suo peluche preferito, un cane bianco che muove le orecchie. Tornando a casa questo sabato, la prima volta alle undici dopo tanti weekend conclusi al mattino, ho pensato a quelle cose che avranno sempre più importanza di qualsiasi curricula, dei mega stipendi, delle case a Georgetown e dell’ammirazione altrui.

E' giusto inseguire i propri sogni?
O ci si dovrebbe accontentare delle piccole grandi felicità che troviamo per strada?
Continuare a ricercare un cammino o comprendere che esistono tanti tipi di felicità?
Sto pensando di scommettere su quel "se non ora quando", sulla voglia di ascoltare le proprie speranze, permettendo loro di vincere contro la paura di fallire, sfuggendo la nostalgia nella terra delle mille possibilità, dove ogni traguardo sembra raggiungibile.
Così quel pezzettino di cuore cresce, seminato in questa terra d' America, anche se fuori c’è chi ti giudica pazza, o visionaria, e chi semplicemente non conosce, e non sa nulla di una multiforme felicità appagabile in tanti modi diversi. Sferzate di parole di chi non capisce il tuo eterno vagare di luoghi, cose e persone, in una catarsi di pensieri difficile da comprendere ai più, schiava di quelle passioni che ti dicono “non mollare”.

Dall’altra parte del mondo per trovare se stessi, per capire cosa si vuole, e che si può ottenerlo, o almeno vale davvero la pena provarci.
“Otteniamo sempre la felicità che ci concediamo” mi ha detto qualcuno.

lunedì 19 agosto 2013

Sulla West Coast



Nebbia al mattino, cielo grigio di vento, senza speranza di sole.
Salite e discese tra quartieri latini, città cinesi, stradine italìane e chic ristoranti americani: la casa di tutti in un porto strappato al Pacifico. San Francisco sorride dal tram, sfidando chi la guarda attonito, obbligando a ripide salite per arrivare al mare, burlandosi, impazzita, di chi crede di catturarla in una foto, vincendo  la nebbia, giocando col vento, mentre un gabbiano guarda distante. In casa d'altri, come vecchi amici di nuovi sconosciuti: un letto, asciugamani e chiavi in un gioco di fiducia quasi irragionevole.
La puoi guardare su e giù per i tram, o camminando lenta, vagando per anonime strade, o puoi cercare di catturare al volo i must see da un bus a due piani. Puoi osservarla dal tetto di una casa estranea, insonnolita, o vestita a festa dall’ ultimo piano del Mark Hopkins Hotel. La puoi osservare di sfuggita o contemplarla per una vita, San Francisco, dal barrìo spagnolo di Mission, dal parco Dolores o dai locali di Castro. Puoi afferrare il cielo dal Golden Bridge o sfuggire Alcatraz assaggiando un gelato al Fishermen' s Warf.
Esiste una sola felicità?
La west coast di business men in t shirt e havaianas, bottoni colorati su pantaloni blu navy. A Los Angeles per inseguire i sogni, affidandosi al "tutto e' possibile", dandosi un' altra chance. La citta' dei miti e delle strade posh, dei panini arucula e avocado, di Venice e dei suoi finti canali, del sole freddo del lunedì sera a Santa Monica, luci di Natale su vuoti Boulevards, Rodeo Drive all'ombra di Hollywood mentre la notte si spegne, lasciando le bouganville a raccontare l' estate.
E passerà la confusione del venerdì sera, o servirà a filtrare un' aspirazione che sfugge alle informazioni dei google glasses. E finiranno, forse, le parole, spogliate da un'illuminazione tecnologica portata da uno skateboard. Ma intanto ci provano, loro, i ragazzi della California: nei locali punk di Haights, all'ombra di prospet park o dietro i murales di Mission costruiscono il futuro. Con quell' infinita fiducia nella ragionevolezza dei propri sogni che li porterà  lontano, a rincorrere la felicità.


martedì 13 agosto 2013

On the road



"E se in questo momento ti sentì un po' persa, pensa a chi non si è mai trovato..."

Un cuscino gonfiabile leopardato, tatuaggio floreale sul petto, capelli biondi su pelle bruciata dal troppo sole. Voci forti, svogliate nel frastuono dell' aereo che atterra in un ingannevole oasi del deserto: Las Vegas sotto il sole avido d' agosto. Cinque ore e mezzo di volo, dall'' altra parte del continente, con tre ore di fuso orario.
" Drinking, gambling and prostitutions" that's was Las Vegas is.
Cocktails, hotel di lusso e gioco d azzardo, Costumi a stelle a strisce sui corpi giocattolo delle ballerine di strip tease, piume colorate e live performance sotto un finto vulcano. Duecento matrimoni dalla sera alla mattina, un divorzio in sei settimane nella capitale del divertimento.Vagando tra Venezia, Trastevere e l' isola dei pirati, perdendosi tra le luci sognando l altrove. Scommettere sul futuro nella terra dove tutto sembra possibile, darsi una chance per non rinunciare ai propri sogni.

"Whichever sector you plan to engage in, do so with a purpose. Let that purpose be your guide throughout your journey"
Route 66 : osservando l orizzonte dal Gran Canyon, in marcia verso Los Angeles, nella California da sogno di San Francisco.


lunedì 5 agosto 2013

E forse...E' solo l'America

                                                                            Washington, DC

E adesso è silenzio.
Il suono dei passi a coprire il rumore della musica, ormai lontana.
Nel limbo della notte che è già giorno, verso una delle tante case, passeggiando senza fretta, regalandosi un addio, o un arrivederci, chissà.
Ho fatto le valigie: l’ennesimo trasloco, otto finora: abbandonando il necessario e stipando l’indispensabile in un paio di borse, tra taxi e cocktail parties, alla ricerca un lavoro part time per pagare un tirocinio non retribuito. Immigrati nella terra di tutti e di nessuno, fino a Toronto per guadagnarsi una VISA, tra l assicurazione, il certificato medico e la ricerca della casa, per la libertà di Staten Island.
Forse. O forse no.

" Ci siamo conosciuti sabato scorso, in terrazza: mi riconosci?"
Dimenticarsi i nomi della metà delle persone che mi presentano: la testa altrove, a organizzare autobus, cene e spostamenti. La stanchezza di tutto questo vagabondare, del fare e disfare valigie, piani, pensieri, cambiando post it e riciclando sentimenti per non lasciarsi ferire.
Flessibilità la chiamano, e spirito di adattamento, questo eterno non lasciarsi abbattere e continuare a crederci: per due, tre mesi, o forse solo per un altro paio di giorni.
Riuscirò ad arrivare a destinazione dopo tutti questi cambiamenti di rotta?

E forse finiranno le pagine del mio passaporto, ma continueranno a domandarmi se vengo dal Brasile, dall’India o dalla Turchia, pronunciando male il mio nome, l’accento sempre altrove.
E non smetteranno di chiedermi di sorridere fermandomi per strada, congratulandosi per il mio vestito rosso da dieci dollari. E si stupiranno ancora vedendomi pensierosa, domandandomi se sono felice senza capire che sono altrove, senza capire che sono quasi un rifugio questi pensieri.
O forse… E’ solo l’America.

domenica 28 luglio 2013

Washington, DC

                                                        Washington, Smithsoninan Castle


Città della metro rapida e costosa, degli young professionals e degli happy hours, della competizione accanita e dei bar afroamericani con musica reggae e narghilè. Città della Casa Bianca e dei centri di potere, dei bar gay e dei locali trendy, dei caffè simil bohemien e dei second-hand stores. La Washington di Adams Morgan e della sua musica fino al mattino, del Diner e del Coupe e dei loro tavolini all’aperto, di Perry’s e della sua terrazza sulla città, soffici luci di Natale in un tramonto d’estate. Washington della Howard University e delle sue guglie bianche sul Caribe, delle feste latinoamericane di Mezze, dei BBQ a Georgetown e dei Ladies Nights al Centro de F.
Città di transizione e di scelte di vita, di conoscenze superficiali e indimenticabili compagni di viaggi, di chi balla a notte fonda per strapparti un bacio e di chi riaccompagna a casa in silenzio, ascoltando un arrivederci.

Venerdì di jazz in the garden, due sangrie, uva e formaggio, scampagnata con gli amici per inaugurare il finesettimana. Un giro in libreria per il viaggio a San Francisco, pennichella a casa e a mezzanotte di nuovo fuori, con una polacca, un brasiliano, un russo e un’italiana: racconti stranieri fino alle tre. E ieri la GMG sentita da lontano, in un monastero fuori città, per esserci, almeno con cuore: candele accese in una grotta e tanti, tanti ricordi. Oggi lo zoo con la mia coinquilina, e una passeggiata nel parco, conclusa parlando di libri, chissà perchè…

lunedì 22 luglio 2013

Wish List




“Sempre devi avere in mente Itaca: raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio”
-Kostantino Kavafis-


E Marco contemplava la sua città, scorgendola tra le nubi dell’orizzonte distante, sfumata fino a farsi nebbia eppure pesante come un addio. 

Sabato in piscina, aldilà del Potomac, in bicicletta dopo 10 ore di sonno e cinque applications. 
Gli amici di sempre e quelli di qualche settimana, le telefonate via skype e le passeggiate in bicicletta, i pensieri stregati sotto le stelle, in terrazza, mentre la tempesta fugge via a Nord, verso Bethesda.
Un collega mi ha suggerito di scrivere le mie mete, in sei, 12, 24 mesi e in cinque anni.
Mi sono stupita vedendo quanto quello che sto facendo ora sia poco allineato con le mie aspirazioni a lungo termine.
Cosa vorrei ottenere in questi mesi?
Come vedo la mia vita tra un paio d’anni?
Cosa scriverei in questo momento nella mia wish list?
Dei desideri ho sempre avuto paura, in verità, nascondendoli dietro responsabilità e liste della spesa, barattando ciò che voglio con quello che gli altri desiderano per me, apparentemente…
Sto cercando di esercitare la pazienza per il futuro, e di riempirmi di gioia per quello che conta, per i piccoli grandi doni nascosti dietro un invito inaspettato, un biglietto per una partita, una telefonata col cuore
“Whatever happens Tomorrow, pick up today”
Riuscirò  a vincere il mio innato desiderio di avere tutto sotto controllo, godendomi il viaggio verso Itaca senza preoccuparmi troppo della meta?


domenica 14 luglio 2013

Città


E se abbattessimo tutte le barriere, se distruggessimo i palazzi e dimenticassimo le strade, cancellassimo gli oceani e superassimo i fusi orari, che confini avrebbe la mia città? 
Sarebbe fatta di edifici o costruita sulle persone, mossa dalle passioni o inchinata alle necessità?
Sarebbe visibile da lontano o si nasconderebbe agli occhi di chi la cerca, senza mai lasciarsi trovare?
Tutto e niente da offrire, regalerebbe il mondo in un pensiero, abbracciando il dolore in uno sguardo, facendo ridere con una carezza.
Sarebbe una città fatta di giardini, di alberi tranquilli, persi nel silenzio delle sere dell’estate, gli occhi dei suoi abitanti che si chiudono parlando della vita, con una birra in mano. Leggera ma con solide fondamenta, pronta a rinascere altrove, un araba fenice sulla mongolfiera del mondo. Sarebbe fatta di persone la mia città, le accoglierebbe tutte: chi se ne è andato e chi è sempre rimasto, chi è passato in un fugace apparizione e chi non ha mai trovato il coraggio di andar via. I suoi abitanti conoscerebbero a memoria tutte le strade: saprebbero sempre a chi rivolgersi per una chiacchierata in collina, per una partita a scacchi, per una passeggiata post discoteca, nel silenzio dopo il rumore delle feste lontane. Avrebbe tanti ricordi, la mia città, inscritti in solide fondamenta, immutabili come la memoria  ma accoglienti come il coraggio, quando la nuova terra si avvicina.

Senza più valigie, le sue strade come altalene, si potrebbe viaggiare lontano...

Stavolta sì, senza paura.